![]()
Biography. Artworks. Films. Music. Press. Contact.
ELECTRONIQUE.IT - 2010

Conosco Federico anni fa, non aveva ancora 18 anni, da subito mi colpì
la sua passione smodata per l’universo Drexciyano, più orientato
al post, ovvero ai progetti dell’alieno Mueller, e più in generale
all’estetica Helliana legata al colosso Gigolo. Federico cresce e comincia
a produrre musica, oltre a cimentarsi con le arti visive, ci perdiamo di vista,
e non immaginate il mio stupore nell’aprire giorni fa l’homepage
della Clone Records e trovare un suo disco in prima posizione, pronto ad essere
acquistato.
La storia è questa, e ha dell’incredibile, Federico confeziona
un favoloso Ep che non sa come pubblicare, cerca, invia, chiede, ed a farsi
vivo è proprio lui, Heinrich Mueller, torna a farsi uomo ed aiuta Federico
a trovare una label sulla quale pubblicare il suo lavoro, salta fuori la Wémé,
non l’ultima della lista ma un’etichetta che ha visto passare nelle
sue fila gente come i Cylob, Global Goon, Syntheme, Ceephax e non ultimo Dj
Stingray, dapprima in solitaria, poi con l’ex compagno d’avventure
Mueller.
L’Ep prende il nome di Perfido Incanto, ed è composto da quattro
brani che sono quanto di più vicino ed emozionante sia stato al momento
tentato per avvicinarsi alla maestria creativa espressa dall’ex Drexciya
in progetti come Arpanet o Dopplereffekt.
Già dalla traccia d’apertura, “Der Prozess” è
chiara la matrice electro del lavoro orientata più ad emozionare che
a travolgere attraverso grasse ritmiche funk. La sua è un’impostazione
geometrica e minimale, un’ambiente asettico nel quale far punteggiare
note di piano con raddoppi fuori asse ed isolati battiti cardiaci estremamente
puliti e puntuali.
“Zykel” apre con una libellula elettronica che ronza in lontananza
facendo da preambolo ad un possente intervento ritmico che entra fissandosi
in profondità e scandendo i tempi di un’incredibile brano sottoposto
continuamente ad incursioni melodiche che sono dolci sospiri che cavalcano un’inferno
percussivo.
“Selbst” è una manovra di organo, metalli preziosi e piatto
elettronico, che mette in evidenza l’approccio freddo, quasi glaciale
in fase compositiva, non ingeneroso in fatto di melodia, ma scarno e deciso
nel dosaggio degli elementi da metter in gioco.
Chiude “Lascia ch’io pianga”, apertura con un suono di piano
quasi amelodico poi raddoppiato con un tono più ruvido ed angolare ed
infine raggiunto da un battito metallico che a più riprese entra in scena
togliendo l’attenzione dal giro di piano che nel frattempo ha assunto
cadenza ipnotica.
Un esordio eccezionale, speriamo di veder presto un seguito, a Federico spetta
il duro lavoro di togliere qualche referenzialità che al momento è
valore aggiunto ma che in futuro dovrà tramutarsi in tratto distintivo
ed esempio da seguire.
Liquid