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L'URLO #1- 2006
La linearità del contrasto.
Da Kubrick a Newton, dalla Hepburn a Manara attraverso la sensualità
femminile: passioni e opere di un giovane artista.
Plasma le sue sensazioni dando loro forma, dona corpo alle sue emozioni e realizza la materia. Lui, giovanissimo, appena diciottenne è Federico Leocata, illustratore, musicista e realizzatore di video catanese che ha imparato ad esternare le proprie emozioni attraverso l’arte. Un’arte che gli nasce da dentro e che lui ha trasformato in uno stile di vita convertendola in una vera e propria dottrina. Federico attende sotto casa sua il mio arrivo. Mi accoglie con un sorriso e mi fa entrare in camera. Un ordine quasi irreale per essere uno spazio vissuto da un ragazzo così giovane, un ambiente che mi stupisce: “Non è sempre così, dovresti dare un’occhiata ai cassetti”, esordisce lui notando la mia espressione ! Ci ridiamo su insieme, ma subito non resisto nel chiedergli quando ha scoperto di possedere particolari ed evidenti, ai miei occhi, doti artistiche.“La mia storia è iniziata nel 2001. A quel tempo realizzavo siti internet. Ad un certo punto ho sentito l’esigenza di creare delle “illustrazioni” su computer e poi, in maniera graduale, quasi naturalmente, mi sono dedicato alla realizzazione di video. Pian piano si è fatta strada anche la voglia di comporre musica elettronica”.
Cosa pensi di trasmettere attraverso la tua arte?
“Qualsiasi cosa che abbia un significato intrinseco e che possieda un
proprio fascino per me è arte. Ed è arte ciò che spesso
la gente non riconosce come tale. In realtà quasi tutto è arte.
Ciò che mi interessa è manifestare le mie sensazioni, le mie emozioni,
non penso di voler inviare un messaggio particolare; non ho la presunzione né
di dire agli altri cosa sia giusto e cosa sbagliato, né di dare un input
su come debba essere la loro vita. Trasformando queste sensazioni in musica,
in un’illustrazione o in un video, o anche semplicemente scrivendole,
non solo mi sento libero, ma nello stesso tempo le rendo “pubbliche”.
C’è qualcosa cui ti ispiri per realizzare le tue “illustrazioni”?
“Ho la sensazione che ciò che creo parta sempre da una passione
per le donne. Per quelle che incontro e che mi affascinano. Diventano le mie
muse ispiratrici. A volte penso che mi piaccia attirarle verso di me grazie
alle mie opere. Le puoi intuire guardando le mie creazioni. In realtà
devo dire che traggo spunto anche dalla moda, in particolare quella di Chanel
e degli anni’80”
Mi parlavi della tua ottica sulla realtà femminile, come definisci
la donna?
“La donna è la massima rappresentazione dell’arte. Mi colpisce
la femminilità di una donna come quella di Audrey Hepburn o Brigitte
Bardot”
I tuoi video, uno dei quali hai installato in una galleria d’arte
catanese qualche mese fa, sono “muti” anche se accompagnati da un
sottofondo musicale, sempre opera tua. Lasciamo intravedere un tormento interiore.
E’ così?
“Proprio in “Agonia” ho voluto rappresentare la sofferenza
che può scaturire dal vivere la vita. In “Flowers” ho poi
voluto riprendere lo stesso concetto ma aggiungendo un aspetto “meccanico”.
Nel video ho inserito dei fiori finti che rappresentano per me il ricorrere
ad un qualcosa di “finto” come una droga o degli psicofarmaci per
guarire ciò che potenzialmente è naturale come una malattia mentale.
L’accostamento mi è venuto fuori perché anch’io ho
vissuto nella necessitò di dover utilizzare qualcosa di chimico, perciò
“innaturale”, per guarire uno status insidioso che era dentro di
me”
Perché sia nelle tue illustrazioni che nei video utilizzi il bianco
e nero?
“Il bianco e nero lascia spazio all’immaginazione, soprattutto nei
video. Chi osserva può solo distinguere se ad esempio la maglietta del
soggetto è chiara o scura ma non sapere con esattezza di che colore è,
e le ombre poi, per me, rendono tutto più affascinante”
Tra i tuoi registi preferiti c’è Kubrick. Cosa ha più
degli altri?
“Mi piace soprattutto per la capacità di abbinare alla perfezione
la musica alle immagini. “Arancia Meccanica” è tra i film
che preferisco. Al di là della violenza, credo che sia un film sulla
libertà di scelta, sul libero arbitrio. Qui la violenza non è
solamente violenza, ma ha un significato quasi artistico, ricordiamoci che Alex,
il protagonista, veniva ispirato nei suoi atteggiamenti dalla musica classica.
Inoltre ci sono continui riferimenti al contrasto tra il naturale e l’innaturale,
pensiamo alle ciglia finte ed alla “cura Ludovico”, l’atroce
rimedio alla violenza con il quale si costringevano i giovani teppisti ad assistere
a scene crudeli. Una contraddizione che mi affascina. A questo si riallaccia
la mia passione per la musica elettronica che mi dà delle emozioni forti
pur essendo una musica “plastica”.
Argomento scottante: il sesso, può, secondo te, definirsi un’arte?
“Fin quando si parla di erotismo e non di pornografia la risposta è
sì. La seconda non può essere considerata arte perché la
donna viene vista solo come “un buco”. L’aspetto di irraggiungibilità
della donna, il mistero che aleggia in lei così lontana da ogni uomo,
la rende interessante. Un mistero interamente svelato nella pornografia che
rende tutto privo di immaginazione. Per lo stesso motivo non sopporto l’eccitarsi
alla vista di foto porno, la ritengo una cosa squallida, da frustrati. Il sesso
deve essere vissuto realmente e non in modo virtuale. Secondo me l’erotismo
raffigurato ad esempio nelle foto di Helmut Newton o nei disegni di Milo Manara
trasmette una visione completamente diversa del sesso, molo più “eccitante”
che poi va ricercata dal vivo con una donna”
Che tipo sei nella vita di tutti i giorni? E come ti vedi tra 20 anni?
“Sono piuttosto solitario ed esco poco, probabilmente perché nella
società di oggi se non ci si standardizza si è perduti, bisogna
indossare delle maschere per sopravvivere e questo è un aspetto piuttosto
inquietante per me. Perciò preferisco non uniformarmi alla massa. Immagino
un futuro bello. Mi vedo a vivere a Parigi con la mia arte in compagna della
mia donna. Spero davvero un giorno di diventare un grande regista”
G. M.